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| COMPATIBILE - RIGENERATO - RICOSTRUITO |
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Gli utenti di stampanti sono confusi, i rivenditori non conoscono le differenze, i rigeneratori si divertono a mescolare le carte.
Tutti hanno ragione e tutti hanno torto: perché complicarsi la vita senza spiegare da dove nascono queste terminologie.
Ci sentiamo in dovere di fare chiarezza: anche questa è cultura! |
| Cosa si definisce compatibile nel settore dei consumabili? |
Se leggessimo un qualsiasi dizionario alla parola compatibile corrisponde il seguente significato: “la capacità di un qualsiasi componente di funzionare con le medesime caratteristiche di un originale” e quindi sostituirlo; in pittura sarebbe così definita “la copia di un quadro, ma non per mano del pittore originale”.
Facciamo un esempio: se devo cambiare le spazzole dei tergicristalli di una autovettura ho due possibilità: la prima, acquistare ricambi originali della casa produttrice, la seconda, acquistare quelle di altri produttori che siano compatibili con la mia autovettura. Il produttore dell’autovettura non impedisce di utilizzare tergicristalli realizzati da altri, anche perché per questi componenti non esistono brevetti che impediscano l’utilizzo di prodotti alternativi di stesse o simili caratteristiche.
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Ora spostiamoci nel nostro settore: le cartucce per stampanti.
Nel caso di cartucce ink-jet, alcuni produttori di stampanti quali Lexmark, HP, Canon, nella realizzazione delle tecnologie per il sistema di trasferimento dell’inchiostro, hanno brevettato la testina di stampa. Ciò significa che finché non scade il brevetto (20 anni), in nessun paese ove questo sia stato depositato possono essere prodotti componenti che copino la tecnologia e realizzino una copia alternativa al prodotto brevettato, genericamente denominato compatibile.
Il divieto non si limita solo a questo: se anche il prodotto compatibile fosse realizzato in un paese dove non sono riconosciuti i brevetti (es. Taiwan), la cartuccia potrebbe essere costruita ma non sarà mai fatta entrare in un paese dove sia stato depositato il brevetto.
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Non tutti i produttori però vanno nella stessa direzione.
Ad esempio, la Epson utilizza una tecnologia diversa dagli altri produttori: il brevetto del sistema di trasferimento dell’inchiostro è legato alla sola testina di stampa in quanto nelle loro stampanti la testina è un tutt’uno con la meccanica, e non con la cartuccia nel suo complesso, pertanto queste sono scoperte da brevetto.
Epson, infatti, considera le sue cartucce dei semplici contenitori d’inchiostro senza tecnologia alcuna. Di questo ovviamente una schiera di “copioni” ne ha approfittato, sono nate aziende in grado di riprodurre il serbatoio in tutte le sue parti, compresi labirinti di presa aria, spugne ... e tutto il resto.
L’unico inconveniente, quando si hanno troppe alternative, è sapere qualè quella che riproduce fedelmente l’originale ed è qualitativamente la migliore. |
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Quindi, riassumendo, le cartucce non originali per stampanti Epson che si trovano in commercio, sono delle vere e proprie cartucce compatibili, cioè prodotte in tutte le loro parti per essere uguali alle originali.
Al contrario, le cartucce per stampanti Lexmark, HP ed alcuni modelli Canon (es. BC-20, BC-01, BC-02, BX-3) non potranno mai fregiarsi di tale appellativo, in quanto non potranno mai essere copiate, al massimo potranno esere refillate. |
| Cartucce ink-jet refillate? |
| Non potendo, quindi, creare dal nuovo una cartuccia per quei modelli brevettati, come si può ottenere un prodotto alternativo diverso dall’originale? Facendo rigenerare la cartuccia originale da uno specialista in questo tipo di lavorazione. |
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Il rigeneratore di cartucce ink-jet prenderà la vostra cartuccia vuota a testina fissa (vedi HP, Lexmark e Canon) e con diversi procedimenti, che vanno dalla pulizia accurata fino alla ricarica (refill, dall’inglese “riempire”) con l’inchiostro appropriato, talvolta anche con la sostituzione di parti danneggiate o non più funzionanti, otterrà un prodotto in grado di funzionare nuovamente, talvolta persino migliore dell’originale.
Queste cartucce si chiameranno, quindi, refillate o rigenerate, ma mai potranno chiamarsi compatibili. |
| Per doverosa precisazione si è detto che non tutte le cartucce Canon sono a testina (quindi brevettate), in effetti in alcune stampanti dello stesso marchio è stata utilizzata la tecnologia Epson, e cioè testine separate dai serbatoi dell’inchiostro. Un esempio è la Canon BC-21, formata da una testina (amovibile) che supporta due serbatoi separati tra il nero e il colore, questi serbatoi sono compatibili in quanto non coperti da brevetto, e pertanto riproducibili. |
| Rigenerare o ricostruire |
Il termine rigenerato nasce, in particolare, con la cartuccia laser.
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Tutte le cartucce laser in commercio, infatti, sono brevettate e quindi nessuno può riprodurne delle copie integrali. Come nelle ink-jet a testina, l’unica possibile alternativa all’originale è di ricondizionare la cartuccia esaurita.
Avete capito bene, ricondizionare. Ha lo stesso significato di rigenerare o ricostruire, ma ecco un esempio chiarificatore: la ristrutturazione di una vecchia casa riutilizzando le caratteristiche costruttive di un tempo e persino i materiali originali.
Colui che riesce ricostruire fedelmente una cartuccia prodotta da altri è il rigeneratore.
Anche in questo caso il lavoro del rigeneratore sarà di aprire la cartuccia laser, pulirla, sostituire eventuali pezzi usurati, ricaricarla della polvere toner, chiuderla e sigillarla ed, infine, testarla nella stampante per verificare che la funzionalità sia identica a quella originale. |
| Materiali di consumo |
Perché esistono così tanti modelli di inchiostro, o di polvere toner, per le cartucce? Non si potrebbe utilizzare un inchiostro od una polvere toner universale?
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La risposta, ovviamente, è no!
La spiegazione è molto semplice: non tutti i produttori utilizzano la stessa tecnologia nella realizzazione delle stampanti.
La tecnologia Canon, ad esempio, si basa sulle bolle d’inchiostro, quella HP sul getto dell’inchiostro a caldo, quella Epson sul piezo-elettrico a freddo, ecc...
Come si può allora pensare che un inchiostro si comporti in ugual modo con tutte queste tecnologie? Ogni inchiostro contiene elementi, quali addensanti, pigmenti, acqua demineralizzata ed altri ancora che sono differenti nelle caratteristiche, e che quando saranno poi mescolati daranno vita a diverse tipologie di inchiostro. Ne esistono inoltre modelli differenti persino nella gamma di uno stesso produttore in quanto le differenze sono legato al diverso utilizzo dell’inchiostro (es: resistente agli UV, pigmentato e non) oppure dalla risoluzione (360, 720, 1440, 2880, 5760 dpi).
Infatti, come potete pensare di far passare un inchiostro più denso, come quello delle stampanti da 720 dpi, all’interno di una cartuccia realizzata per 2880 dpi? C’è una notevole differenza di dimensioni tra gli ugelli dell’una rispetto a quelli dell’altra (e si parla di micron).
Inoltre vi sono cartucce a contenitore libero ed altre con spugne interne, dove la discesa dell’inchiostro è regolata da condizioni differenti. Per esempio nella HP n.45 l’inchiostro è in un contenitore di alluminio ed è libero di muoversi, in una Lexmark n.70 la spugna interna è inzuppata di inchiostro creando una discesa controllata verso la testina. In questi casi viscosità, densità, pigmenti, creano la differenza di utilizzo. |
Anche per le cartucce toner esistono queste differenze, ma la tecnologia laser è ben più complessa.
Non è sufficiente questo spazio per spiegare le differenze delle polveri toner e di tutti gli altri elementi (drum, lame di pulizia, lame di dosaggio, rulli magnetici, rulli di carica elettrostatica, ecc...) che compongono una singola cartuccia laser, ma vi invitiamo a visitarci per soddisfare tutte le vostre curiosità. |
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